Elucubrazioni (e provocazioni) sulla trasgressione

Vorrei spendere qualche parola sulla trasgressione e sul senso intimo che in essa sembra troppo spesso sfuggire. Innanzi tutto, etimologicamente, “trasgredire” significa “andare al di là”, “superare un limite preposto”, quindi non si trasgredisce spogliandosi nudi all’interno di un bordello o andando in giacca e cravatta ad un matrimonio.

Fin qui, credo, tutto è molto ovvio, lineare. Ma ha senso parlare ancora di trasgressione quando ci si riferisce in modo reiterato al sesso, ad esempio? Dove si trova l’al-di-là in questo caso? E, soprattutto, esiste un al-di-là? Credo che la risposta sia palese: quel limite, di fatto, non è mai esistito, poichè quando l’intera umanità si unisce in atti sessuali, è solo ridicolo pensare che il loro occultamento sia qualcosa di necessario e indispensabile. La rete, con la pervasività che la caratterizza, insieme ai media classici, hanno portato sulla tavola di tutti ciò che tutti già conoscevano (e chi non lo conosceva, l’avrebbe presto conosciuto).

Rappresentazione astratta della trasgressione con un riferimento a Kafka e a Bukowski

Bukowski era trasgressivo? Non credo proprio… Egli conduceva una vita dissoluta, molto libera, priva di quell’ordine che la maggior parte delle persone sceglie, ma, a differenza della maggior parte delle persone, egli scrisse ogni pensiero, racconto i suoi disagi, la sua nausea, le sbornie, il sesso e tutto il resto. Trasgredì? Per un puritano con parecchi strati di mortadella sopra agli occhi, forse sì, ma per una persona dotata di senno, no. Fu molto più verista dei veristi “storici”, molto più crudo di quei realisti che fotografano il vomito per incorniciarlo e portarlo nei musei.

Kafka fu trasgressivo. Mise a nudo la parola nella sua inutile potenza, mostrò l’al-di-là sotto forma di assurdo permeante ogni cosa. Nel “Processo“, nel “Castello” o in “America“, per non parlare della “Metamorfosi“, Kafka trasgredì violentemente. Svelare la realtà giù pienamente manifesta è infatti la più atroce delle trasgressioni. Il sesso si sottrae alla vista, si protegge e quindi il processo di disvelamento è solo un riconoscimento, un atto dovuto, insomma. Ma se vi raccontassi di come è fatto il cielo annuvolato, di quanta inutile stupidità c’è in quelle goccioline sospese che noi chiamiamo “nuvole”, sarei decisamente trasgressivo. Urterei il buon senso comune, quel senso ove i più poggiano i loro piedi incerti. Spaventerei.

In politica, la trasgressione è di casa. E’ trasgressivo chi prende di mira l’ovvio come se vuole scoprire un nuovo bosone. Vedete il caso del “femminicidio” (la declinazione al femminile dell’arcinoto “omicidio”) o dell’”omofobia” (che letteralmente implica una paura, una fobia e quindi, tutt’altro che una condizione violenta). Due baluardi di chi non ha elementi per poter fare vera politica. Quando andavo a scuola, una ragazza si suicidò impiccandosi nel bagno perchè era stata bocciata e, ve lo posso assicurare, non era lesbica. Così come la serial killer americana Aileen Wuornos uccise parecchi uomini, suoi clienti, visto che, guarda caso, faceva la prostituta.


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