Esplorare l’atonalità e la serialità: svelare l’evoluzione della musica moderna

In una danza armoniosa tra caos e ordine, il regno della musica moderna invita le menti curiose a scavare nelle sue enigmatiche profondità. Preparati per un viaggio sonoro come nessun altro mentre sveliamo il misterioso intreccio di atonalità e serialità nell’evoluzione dell’artigianato musicale. Una sinfonia di dissonanza e struttura attende, promettendo di sfidare ogni nozione preconcetta che tu abbia mai avuto riguardo alla melodia e alla composizione.

Mentre ci imbarchiamo in questa odissea attraverso i paesaggi d’avanguardia dell’innovazione musicale, preparati a lasciarti affascinare dalla bellezza non convenzionale che l’atonalità e la serialità portano in primo piano nell’espressione artistica. Dalle menti pionieristiche di compositori visionari alle intricate teorie che sono alla base di queste tecniche rivoluzionarie, attraverseremo gli annali della storia per assistere alla nascita e alla crescita di un nuovo paradigma musicale.

Unisciti a noi mentre scopriamo le gemme nascoste e gli imponenti capolavori che hanno plasmato il tessuto stesso della musica moderna, dipingendo un vivido ritratto della creatività scatenata nella sua forma più pura. Lascia che la sinfonia dell’atonalità e della serialità allieti i tuoi sensi e sfidi la tua percezione di cosa significhi veramente la musica.

Atonalità e serialismo sono due modi per evadere dalla struttura tonale ed esplorare nuovi territori espressivi.

Breve introduzione al sistema tonale

Per poter comprendere le ragioni della svolta verso l’atonalità, è necessario avere ben chiaro il concetto di sistema tonale. Per un lungo periodo di tempo che va più o meno dal Barocco al Romanticismo inoltrato, la musica si è basata sull’idea di tonalità. Per rendere veloce la trattazione, supponiamo di lavorare in una tonalità maggiore (e.g., Sol Maggiore).

Il primo passo è comprendere come è strutturata una scala diatonica maggiore:

  • La scala prevede solo 7 note per ottava, denominate: tonica, sopratonica, mediante, sottodominante, dominante, sopradominante e sensible
  • La struttura intervallare è: Tono – Tono – Semitono – Tono – Tono – Tono – Semitono (quindi, con una terza maggiore e una quinta giusta)

Ad esempio, nel caso di Sol Maggiore, le note sono: Sol, La, Si, Do, Re, Mi, Fa#, Sol. Al contrario, se consideriamo la scala di Do Maggiore, le note saranno: Do, Re, Mi, Fa, Sol, La, Si, Do. Questa è l’unica scala che non ha note alterate, mentre tutte le altre avranno, da uno a sei diesis o bemolli, che vengono indicati subito dopo la chiave, come mostrato nella seguente figura:

Alterazione in chiave tipica del sistema tonale, ma che verrà abbandonata nella musica basata su atonalità e serialismo.
Alterazione in chiave indicante la tonalità di Sol Maggiore / Mi minore.

La presenza dell’alterazione di Fa# in chiave indicherà che la tonalità di impianto è Sol Maggiore (o Mi Minore, ma questo è un argomento che possiamo tralasciare al momento). Una volta che una tonalità è definita, essa sarà caratterizzata armonicamente da due accordi maggiori: quello costruito sul I grado (e.g., Sol Maggiore) e quello costruito sulla dominante, o V grado (e.g., Re Maggiore). Il sistema tonale si basa sul principio di creare un “baricentro” (il centro tonale) attorno al I grado, verso cui avviene un movimento quasi sempre attraverso l’azione dinamica del V grado.

Ogni frase tende, generalmente, a muoversi liberamente seguendo una progressione armonica e termina con una cadenza, ovvero con un ritorno al I grado (e.g., la cadenza perfetta è V – I). L’azione errabonda viene portata verso un acme (che può anche contenere una dissonanza “strategica”, come la settima) e poi, “fatta precipitare” verso la tonica. Le varie tonalità possono essere ricavate facilmente attraverso il cosidetto “circolo delle quinte”, come mostrato in figura:

Circolo delle quinte
Circolo delle quinte. Partendo dalla tonalità di Do Maggiore (in alto), che è senza alcuna alterazione, spostandosi in senso orario, si trova la quinta della nota precedente e un diesis in più. Spostandosi in senso antiorario (circolo delle quarte), si trovano le tonalità bemollizate. Immagine: Circle_of_fifths_deluxe_4.svg: Just plain Bill derivative work: Stemby (talk) – Circle_of_fifths_deluxe_4.svg, CC BY-SA 3.0, Collegamento

La scelta di una tonalità e l’utilizzo delle note appartenenti alla relativa scala maggiore o minore e gli accordi che con esse potevano svilupparsi ha caratterizzato la musica classica, spingendola verso una sorta di standardizzazione espressiva. Ovviamente, sono sempre esistite “variazioni” ammissibili anche nelle teorie più ortodosse, inclusa l’adozione di note “estranee” o cromatiche, la modulazione verso altre tonalità e l’uso di progressioni armoniche non convenzionali.

Tutto ciò non doveva comunque far perdere la funzione fondamentale al centro tonale (che, nel caso di modulazioni, si sposterà su altre note/accordi). Come vedremo, l’avvento dell’atonalità, oltre a portare all’emancipazione delle dissonanze, ha proprio eliminato il ruolo “attrattivo” della tonica, portando a una musicalità che non possiede alcuna nota “privilegiata”, alla quale si tende a fare di continuo riferimento.

Le radici dell’atonalità: liberarsi dall’armonia tradizionale

Prima di immergerci nel mondo dell’atonalità e della serialità, è essenziale comprendere le loro origini e come si sono liberati dalle catene dell’armonia tradizionale. La musica tradizionale occidentale, per secoli, è stata costruita sulle fondamenta della tonalità, dove un brano musicale ruota attorno a una chiave centrale o centro tonale. Tuttavia, tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, i compositori iniziarono a mettere in discussione e sfidare queste norme stabilite.

Una delle figure chiave di questo movimento fu Arnold Schoenberg, un compositore austriaco spesso considerato il padre dell’atonalità. Schoenberg credeva che la tonalità avesse raggiunto i suoi limiti e cercò di esplorare nuove possibilità oltre le tradizionali strutture armoniche. Le sue composizioni rivoluzionarie come “Pierrot Lunaire” e “Cinque pezzi per orchestra” hanno segnato un significativo allontanamento dalla musica tonale.

L’atonalità può essere descritta come l’assenza o l’abbandono di un centro tonale e, quindi, dal passaggio dalla scala diatonica a quella cromatica (contenente tutti i dodici suoni). Nella musica atonale non esiste una gerarchia tra le altezze e la dissonanza gioca un ruolo di primo piano. Questo allontanamento dall’armonia tradizionale ha permesso ai compositori di sperimentare nuovi suoni e trame, ampliando i confini dell’espressione musicale.

Atonalità vs serialismo: percorsi divergenti nella musica moderna

Sebbene l’atonalità abbia aperto la strada a nuove possibilità musicali, alla fine ha dato origine a un’altra tecnica rivoluzionaria nota come serialismo. Il serialismo può essere visto come un’estensione o evoluzione dell’atonalità. Ha introdotto un approccio sistematico alla composizione organizzando tutte le dodici altezze della scala cromatica in una serie o riga.

L’uso di questa serie o riga divenne la base per la creazione di melodie, armonie e ritmi nelle composizioni serialiste. Compositori come Anton Webern e Pierre Boulez svilupparono ulteriormente questa tecnica attraverso le loro opere, esplorando intricate relazioni matematiche e complesse strutture musicali.

Sebbene l’atonalità e il serialismo condividano alcune somiglianze, divergono anche nei loro approcci. L’atonalità si concentra sull’assenza di centri tonali e sull’esplorazione della dissonanza, mentre il serialismo abbraccia un approccio più strutturato e organizzato alla composizione.

L’ascesa dei compositori atonali: Schoenberg e la seconda scuola viennese

Come accennato in precedenza, Arnold Schoenberg (“Schönberg”, con l’alfabeto tedesco) ha svolto un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’atonalità. Faceva parte di un gruppo di compositori noto come Seconda Scuola Viennese, che comprendeva Alban Berg e Anton Webern. Insieme, hanno cercato di allargare i confini della tonalità tradizionale ed esplorare nuove strade per l’espressione musicale.

Le tecniche innovative di Schönberg non solo influenzarono i suoi contemporanei, ma gettarono anche le basi per le future generazioni di compositori. La sua tecnica dodecafonica, che costituisce la base del serialismo, ebbe un’influenza significativa su compositori come Igor Stravinsky e Milton Babbitt.

Un’opera degna di nota di questo periodo è “Pierrot Lunaire” di Schoenberg, un melodramma che combina parole parlate (basate su una tecnica di variazione dell’intonazione – pur non trattandosi di vero canto – chiamata “Sprechgesang“) con accompagnamento strumentale. Questo pezzo mette in mostra la maestria di Schoenberg nell’espressione atonale e la sua capacità di evocare emozioni intense attraverso armonie dissonanti.

Il serialismo svelato: da Webern a Boulez

Il testimone passò da Schönberg al suo discepolo Anton Webern, che sviluppò ulteriormente le tecniche serialiste nelle sue composizioni. La musica di Webern è caratterizzata dalla brevità, dall’economia del materiale e dalla meticolosa attenzione ai dettagli. Le sue composizioni spesso presentano intricate trame contrappuntistiche e un controllo preciso sull’organizzazione del tono.

Pierre Boulez emerse come una delle figure di spicco della composizione serialista della metà del XX secolo. Le sue composizioni, come “Le Marteau sans Maître” e “Pli selon pli”, mostrano la sua padronanza di strutture musicali complesse e la sua capacità di creare intricati paesaggi sonori.

Il serialismo ha portato un nuovo livello di rigore e precisione matematica nella composizione. I compositori iniziarono a esplorare non solo l’organizzazione dell’altezza ma anche altri parametri musicali come ritmo, dinamica e timbro all’interno della struttura serialista.

L’influenza dell’atonalità sui generi musicali contemporanei

L’impatto dell’atonalità si estende oltre il regno della musica classica. La sua influenza può essere ascoltata in vari generi musicali contemporanei, tra cui jazz, rock e musica elettronica. Le armonie dissonanti e le progressioni di accordi non convenzionali presenti nella musica atonale hanno ispirato innumerevoli musicisti a esplorare nuovi territori sonori.

Nel jazz, musicisti come Ornette Coleman e John Coltrane incorporarono elementi di atonalità nelle loro improvvisazioni, spingendo i confini dell’armonia jazz tradizionale. Nella musica rock, gruppi come i Radiohead hanno abbracciato la dissonanza e strutture di canzoni non convenzionali influenzate da tecniche di composizione atonale.

Anche i generi di musica elettronica come l’ambient sperimentale e il glitch traggono ispirazione dall’atonalità. L’uso di trame dissonanti, scale non convenzionali e paesaggi sonori astratti crea un senso di ultraterreno che risuona con gli ascoltatori che cercano esperienze uditive uniche.

Impatto del serialismo sulle tecniche e sulle strutture compositive

Il serialismo ha rivoluzionato il modo in cui i compositori si avvicinavano alla composizione. Organizzando tutte e dodici le altezze in una serie o riga, i compositori hanno acquisito un nuovo livello di controllo sulle relazioni delle altezze all’interno delle loro composizioni.

Questo approccio sistematico ha consentito manipolazioni complesse delle sequenze di altezze, creando modelli melodici complessi che non erano vincolati dai tradizionali vincoli tonali. I compositori serialisti hanno esplorato varie tecniche come l’inversione (invertire l’ordine delle altezze), il retrogrado (riprodurre la serie all’indietro) e la trasposizione (spostare la serie verso l’alto o verso il basso di altezza).

Il serialismo ha influenzato anche altri aspetti della composizione, come il ritmo e la forma. I compositori iniziarono ad applicare i principi serialisti a questi parametri musicali, creando intricati schemi ritmici e strutturando le loro composizioni sulla base di relazioni matematiche derivate dalla serie (alcuni delle quali possono essere davvero cervellotiche!).

Spartito di Artikulation di Gyorgy Ligeti. Una composizione basata sia sull'atonalità che sul serialismo "estremo".
Spartito di Artikulation di Gyorgy Ligeti, una composizione del 1958 basata su concetti linguistici applicati alla musica. La notazione è assolutamente non convenzionale, così come lo sono i suoi prodotti elettronicamente, che generano una serie di “frasi” del tipo: domanda – risposta (una sorta di evoluzione del concetto di antecedente – conseguente).

Critiche e controversie su atonalità e serialismo

Nonostante la loro natura innovativa, l’atonalità e il serialismo non sono stati esenti da critiche e controversie. I tradizionalisti sostengono che queste tecniche abbiano abbandonato la profondità emotiva e l’accessibilità della musica tonale, alienando il pubblico con i loro suoni dissonanti.

Altri criticano la complessità percepita delle composizioni atonali e serialiste, sostenendo che sono troppo intellettualizzate e prive di una connessione viscerale con gli ascoltatori. Tuttavia, i sostenitori sostengono che queste tecniche offrono nuove strade per l’espressione artistica, sfidando sia i compositori che il pubblico ad espandere i propri orizzonti musicali.

Certamente esistono sia aspetti positivi che negativi. L’orecchiabilità di molta musica è da sempre uno dei fattori estetici privilegiati dalla maggioranza degli ascoltatori. Un serialismo “estremo” mina queste basi, creando la necessità di un ascolto molto più attento e talvolta faticoso. Per questo motivo, molti compositori post-Schoenberg, dopo aver cavalcato l’onda dell’entusiasmo, si sono resi conto che la loro musica stava andando verso una deriva pericolosa.

Come spesso accade in questi casi, un eccesso di “zelo” può trasformare le iniziative più brillanti in produzioni pedanti e, perfino, sgradevoli. Dopo un periodo di grande enfasi, per fortuna, gli eccessi sono stati domati e, la musica contemporanea, è tornata a fare riferimento all’atonalità in modo più morigerato, non disdegnando passaggi tonali arricchiti da cromatismi e accordi dissonanti opportunamente scelti.

Atonalità e serialismo nelle colonne sonore: ridefinire le colonne sonore

L’influenza dell’atonalità e del serialismo si estende oltre il regno della musica classica fino alle colonne sonore dei film. Compositori come Bernard Herrmann, noto per le sue collaborazioni con Alfred Hitchcock, incorporarono elementi di atonalità nelle loro partiture per creare tensione e aumentare l’impatto emotivo.

Le tecniche serialiste hanno trovato la loro strada anche nella composizione cinematografica. Compositori come Krzysztof Penderecki hanno utilizzato i principi serialisti per creare paesaggi sonori inquietanti e dissonanti in film come “Shining” o “L’esorcista”, mentre la “Musica Ricercata” di György Ligeti è stata usata per creare un’atmosfera di tensione in “Eyes Wide Shut”. Questi approcci non convenzionali alla colonna sonora hanno ridefinito le possibilità di espressione musicale nel cinema.

L’eredità dell’atonalità e della serialità: dare forma al futuro della musica

L’eredità dell’atonalità e della serialità può essere vista nella continua esplorazione di nuove tecniche e strutture musicali. I compositori oggi continuano a spingere i confini della tonalità tradizionale, incorporando elementi di atonalità e serialismo nelle loro opere.

Compositori contemporanei come György Ligeti, Karlheinz Stockhausen e Steve Reich hanno costruito sulle basi gettate da Schönberg, Webern e Boulez. Le loro composizioni innovative mostrano la continua evoluzione dell’espressione musicale, abbracciando sia la tradizione che la sperimentazione.

Guardando al futuro, è chiaro che l’atonalità e il serialismo hanno lasciato un segno indelebile nel panorama della musica moderna. Queste tecniche hanno sfidato le convenzioni, ampliato le possibilità artistiche e ridefinito la nostra comprensione di cosa può essere la musica. La sinfonia di atonalità e serialità continua a ispirare compositori e ad affascinare il pubblico di tutto il mondo, garantendo che lo spirito di innovazione nella musica non cesserà mai.

Testi di riferimento

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Trattato di armonia
  • L'attività didattica di Arnold Schönberg occupa un posto preminente nella cultura musicale del Novecento
  • Questo libro non vuole essere un "trattato di armonia" secondo gli schemi precostituiti nell'insegnamento dei conservatori, bensì una vera e propria fenomenologia del linguaggio musicale, continuamente soggetta alle modificazioni dell'esperienza viva dell'arte
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  • In questo testo l’ aspetto descrittivo non è fine a se stesso, ma è connesso con quello dell’ esercitazione dal vivo che conduce pian piano lo studente alla formazione di strutture musicali sempre più complesse
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Filosofia della musica moderna (Piccola biblioteca Einaudi. Nuova serie Vol. 183)
  • A distanza di circa cinquant'anni dalla sua prima pubblicazione, la Filosofia della musica moderna di Theodor W
  • Adorno può a buon diritto essere annoverata tra gli esiti piú alti della riflessione musicologica e filosofica del secondo Novecento
  • Nell'interpretazione di Adorno le linee di fondo del Novecento musicale (quantomeno della prima metà del secolo) sono rappresentate da due figure contrapposte, Schönberg e Strawinsky, la cui opera, profondamente immersa nella dialettica storica, riflette le ansie, i timori, le contraddizioni e la violenza del tempo
  • I due compositori, attraverso la musica, rivelano in vario modo la crisi del soggetto, minacciato da forme di dominio che avversano o spengono ogni aspirazione alla libertà
  • Schönberg dà voce a solitarie istanze individuali che si confrontano con «tutta la tenebra e la colpa del mondo»; Strawinsky crea un universo sonoro il cui «furore antipsicologico» è modellato a immagine della totalità che reprime l'aspirazione del singolo a esprimersi in forme autonome
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Tecniche per l'analisi della musica post-tonale
  • Pur essendo caratterizzata da forti contrapposizioni stilistiche, la produzione musicale del primo Novecento manifesta al contempo una certa unità di fondo, resa oggi più evidente grazie alla distanza storica che tende ad appianare posizioni ideologiche e culturali ormai lontane dalla nostra sensibilità
  • È proprio a partire da questi presupposti che prende le mosse questo volume: spaziando attraverso il repertorio della prima metà del secolo ― da Debussy a Stravinskij, da Schoenberg a Bartók, da Webern a Messiaen ―, ci si sofferma più sugli elementi in comune che non sulle specificità stilistiche individuali
  • Una parte significativa del volume è dedicata ad esplorare, con l’aggiunta di apporti originali, le potenzialità della Teoria degli insiemi di classi di altezze, la metodologia analitica più appropriata per indagare questo tipo di musica
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La musica del Novecento
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  • Molti sono i compositori che ne hanno più volte ridisegnato i confini sonori: da Debussy e Stravinskij a Schònberg e Webern, da Cage e Stockhausen a Nono e Boulez, da Bartók a Xenakis e Ligeti, da Sostakovic a Pàrt, da Ives a Glass; per giungere fino alle prospettive aperte dai compositori nostri contemporanei, che sempre più dialogano non solo con la tradizione ma anche con le diversissime musiche del presente
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