Haiku in musica: 5 sublimi perle di Matsuo Bashō trasformate in frammenti musicali

In questo articolo, voglio presentare cinque haiku del grande maestro giapponese Matsuo Bashō (1644 – 1694), accompagnati da altrettanti frammenti musicali da me composti e registrati con vari strumenti, incluso il Koto, tipico cordofono simile a una piccola arpa e diffuso in tutto il territorio nipponico.

Per la struttura temporale, ho deciso di adottare un tempo irregolare di 5/8 per la prima e ultima battuta e uno di 7/8 per la battuta centrale. In questo modo si può riprodurre la struttura sillabica (o, per l’esattezza basata su more) degli haiku, strutturata secondo il modello 5/7/5. Ovviamente, non si tratta di vere e proprie composizioni dove un tema subisce svariate elaborazioni e l’armonia gioca un ruolo di primo piano. In questo caso, considerando la natura minimalista e breve degli haiku, ho pensato che lo spazio di tre sole battute potesse cercare di esprimere il senso (in termini emotivi) della poesia.

Visti in ottica di composizione musicale, questi frammenti possono essere immaginati in una sequenza intervallata da uno spazio silenzioso, dal quale le note emergono per poi svanire come onde del mare. La mia visione degli haiku è proprio questa: non composizioni isolate (che potrebbero ricordare l’approccio ermetico), ma microcosmi che si susseguono come gocce di rugiada che lentamente si staccano da una foglia e cadono al suolo.

Tornerà quest’anno la neve

I due amanti decritti nell'haiku, che ricordano il tempo trascorso a osservare la neve.

Tornerà quest’anno la neve
che insieme a te
contemplai?

La composizione per Koto cerca di concentrarsi sulla domanda e sull’intreccio del ricordo, per poi finire in un breve crescendo che rimane sospeso, a indicare l’incertezza che l’haiku comunica.
Composizione musicale per l'haiku "Tornerà la neve"

Silenzio

Silenzio, in un haiku interrotto solo dal canto delle cicale.

Silenzio.
Graffia la pietra
un canto di cicale.

Questo breve frammento melodico è scritto per Shakuhachi, uno strumento a fiato tipico del Giappone.

Melodia per l'haiku "Silenzio".

E’ sera ormai

E' sera ormai, in questo haiku crepuscolare e intimista.

È sera ormai.
Tra i fiori si spengono
rintocchi di campana.

Lo strumento scelto per questa breve melodia è il violoncello che, con i suoi tuoni caldi e crepuscolari, richiama alla calma serale e al paesaggio che tende verso la stasi della notte.

Melodia per violoncello per l'haiku "E' sera ormai".

Luna veloce

Le cime degli alberi di questo haiku si protendono verso la Luna.

Luna veloce:
le cime degli alberi
sono impregnate di pioggia.

La breve composizione è stata pensata per violino solista, che alterna il pizzicato all’uso dell’archetto, per cercare di rendere la compresenza di un paesaggio lunare impregnato di gocce di pioggia che cadono lentamente al suolo.

Melodia per violino per l'haiku "Luna veloce"

Fine d’anno

Un mondo "liquido" caratterizza la bellezza di questo haiku

Fine d’anno
tutti gli angoli
di questo mondo galleggiante, spazzati via.

Quest’ultimo haiku è stato dedicato alla chitarra classica, lo strumento che amo e suono correntemente. L’idea è quella di creare una sorta di sospensione che bruscamente verte verso una cadenza, come se l’iniziale consapevolezza della fine dell’anno si lasciasse cullare dai ricordi di questo mondo “liquido” per poi assistere, d’improvviso, al loro dissolvimento e, in ultima analisi, all’avvento di un nuovo anno.

Melodia per chitarra classica per l'haiku "Fine d'anno"


Depositati per la tutela legale presso Patamu: certificato


Breve nota biografica di Matsuo Bashō

Matsuo Bashō, nato nel 1644 a Ueno, in Giappone, è stato un rinomato poeta giapponese del periodo Edo che ha svolto un ruolo significativo nello sviluppo della poesia haiku. Bashō è conosciuto soprattutto per il suo stile minimalista, che mirava a catturare l’essenza di un momento in poche parole. I suoi haiku riflettevano spesso temi della natura, del viaggio e dell’impermanenza della vita.

L’opera più famosa di Bashō, “La strada stretta verso il profondo nord”, racconta i suoi viaggi attraverso il Giappone ed è stata celebrata per le sue profonde intuizioni e la bellezza lirica. Le sue raccolte di poesie, tra cui “Il suono dell’acqua” e “L’impermeabile della scimmia”, hanno ispirato generazioni di poeti in tutto il mondo.

Attraverso la sua padronanza del linguaggio e l’acuta osservazione del mondo naturale, Matsuo Bashō ha rivoluzionato la forma dell’haiku, elevandolo a un genere letterario rispettato. La sua eredità continua a risuonare oggi, poiché i suoi versi senza tempo catturano la bellezza fugace della vita e l’interconnessione di tutte le cose.

Per approfondimenti sugli haiku e ulteriori letture

Sale
Poesie. Haiku e scritti poetici. Testo giapponese a fronte
  • La poesia di Basho, frutto di una serrata ricerca letteraria e linguistica, condotta con gli strumenti colti propri della cultura classica cinese e giapponese e della filosofia Zen, è caratterizzata da un linguaggio chiaro e conciso, quasi rarefatto nella sua liricità
  • La compresenza di elementi del vivere quotidiano, spesso umili, e dei segni delle emozioni del poeta, immerso nella natura e in colloquio con gli antichi, in una mescolanza di bellezze universali e di oggetti comuni, di banale e caduco e di sublime ed eterno, è forse la massima espressione dell'opera di Basho
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Lo stretto sentiero del profondo Nord
  • Un racconto di viaggio può essere molte cose diverse: un semplice rapporto, un portolano, un promemoria, un romanzo di formazione, un taccuino di appunti, magari in forma di disegni, una raccolta di incontri con volti e persone, un reportage, la cronaca di una fuga, persino un canzoniere
  • Questo di Bashô, è un pellegrinaggio e nel contempo il ritratto più preciso e profondo del Giappone e del suo spirito, che incontra la lingua italiana nella magia della traduzione di Chandra Candiani e Asuka Ozumi
  • Siamo nel 1688, Bashô è forse il più grande poeta contemporaneo
  • Il percorso narrato, in realtà solo parte di un itinerario più lungo, dura circa centocinquanta giorni in un territorio all'epoca quasi selvaggio, comunque pericoloso: «ho [
  • ] intrapreso questo pellegrinaggio in terre remote nella consapevolezza della vacuità di tutte le cose, pronto a rischiare la vita»… La scrittura del viaggio, tuttavia, si prolunga per altri cinque anni, durante i quali Bashô, poeta e maestro di poeti, Maestro zen, inquieto e instancabile viandante, ricorda, probabilmente affina e precisa, forse aggiunge, o elimina, un verso, uno haiku, una parola
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Elogio della quiete
  • «Apro dunque con tristezza la finestra per mitigare almeno un poco la malinconia del viaggio e contemplo il tenue chiarore della luna dopo il crepuscolo, e il Fiume d’Argento in mezzo al cielo e il vivido bagliore delle stelle, ma l’animo mi manca e le viscere mi si straziano per la tristezza quando odo il fragoroso frangersi dei marosi che si avventano dall’alto mare contro gli scogli: non riesco a riposare sul mio guanciale d’erba e di continuo bagno senza un motivo preciso le maniche della mia veste (tinta) d’inchiostro»
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Piccolo manoscritto nella bisaccia
  • L'autore di questo libro, poeta giapponese e seguace dello Zen, in strutture formali concise e apparentemente semplici, in cui si alternano poesie (gli haikai) e brani di prosa, descrive la natura per lui fonte di penetrazione e di illuminazione spirituale e artistica
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Il romitaggio della dimora illusoria
  • "Gli haikai sono fastidiosi, come erbe sul sentiero della vita" confidò Bashó a Inen
  • Sembra inoltre che talvolta si lasciasse sfuggire con i discepoli parole dileggianti gli haikai
  • Parole del tutto logiche in un uomo che aveva abbandonato il mondo e che considerava la vita un sogno incessante
  • Ma non v'è dubbio che nessuno si appassionò con altrettanto fervore a simili "erbe sul sentiero"
  • Perciò potrebbe essere lecito domandarsi se tale affermazione non sia che un vezzo


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