I misteri (veramente tali) di Eleusi

Una delle ragioni per cui i misteri di Elusi (o eleusini) continuano ad esercitare un notevole fascino in diversi ambiti della ricerca umana è certamente dovuto al fatto che il contenuto dei grandi misteri (chiamati “teletes“), così come quello dell’apoteosi finale (detta “epopteia“), è sempre rimasto ignoto e misterioso. Se infatti la prima parte della lunga cerimonia di iniziazione (piccoli misteri) era pubblica e rappresentabile in diverse forme artistiche, il culmine del processo che aveva luogo nel periodo autunnale doveva rimanere rigorosamente riservato a coloro che varcavano la soglia dell’area riservata del tempio di Demetra.

Rappresentazione di un rito dei misteri di Eleusi (o elusini)

Non c’è nulla di strano nel desiderio di non divulgare con leggerezza il contenuto della cerimonia conclusiva, se non fosse per il fatto che l’iniziazione non era assolutamente elitaria, poteva essere completata anche dagli schiavi e l’unica condizione necessaria per potervi prendere parte era la conoscenza fluente della lingua greca (probabilmente a causa delle numerose invocazioni e preghiere che il postulante doveva indirizzare a Demetra). Ciò che se ne deduce (senza troppi sforzi mentali) è che il numero degli iniziati è stato altissimo e che, data la natura umana, è altamente improbabile che un qualche segreto o mistero comunicabile sia stato mantenuto occulto a fronte delle svariate sollecitazioni che il mondo “profano” certamente esercitava.

In realtà, non c’è mistero più nascosto dell’idea che, in qualche luogo o attraverso un determinato rituale, si possa pervenire ad una conoscenza concreta che gli astanti riconoscono nei segni più impercettibili. Pensate ad un semplice esperimento: dite ad una persona che in una stanza completamente vuota c’è un oggetto nascosto e fatele credere di vederlo chiaramente; è molto probabile che dopo le prime proteste, il soggetto coinvolto inizierà a indirizzare l’attenzione perfino verso i granelli di polvere pur di soddisfare il “vuoto” creato dalla sua apparente mancanza di sensibilità. Se poi consideriamo anche l’ipotesi (avanzata consapevolmente da Albert Hoffman) che agli iniziandi venisse somministrata una bevanda con effetti allucinogeni, il gioco è chiaramente fatto!

Resta comunque aperta la questione sul contenuto effettivo dei misteri, di cui, ancora oggi, non c’è traccia attendibile. Ancora una volta, sempre facendo riferimento alla naturale tendenza umana a distinguersi anche grazie alla diffusione di conoscenze “occulte”, l’unica possibilità concreta è che i grandi misteri vertessero su sensazioni quasi indescrivibili (come gli effetti psichedelici) o che, realmente, non avessero alcun contenuto comunicabile verbalmente! Per quanto possa sembrare un’ipotesa assurda, quest’ultima, come già detto in precedenza, è probabilmente la realtà con più pregnanza di significato.

Insomma, il mistero, proprio per costruire la sua struttura trascendente, era stato spogliato di ogni orpello linguistico e simbolico ed era stato assimilato, forse anno dopo anno, ad una vacuità così pura da poter essere conosciuta solo attraverso il vincolo dell’incomunicabilità. Ma non è forse questa, d’altronde, la struttura di qualsiasi “promessa religiosa”? Immaginate soltanto di mostrare realmente qualcosa che trascenda la natura umana per giungere ad una completa elevazione dello spirito (come le esperienze mistiche di San Giovanni della Croce). Pensate che un simile iniziato possa tornare con leggerezza alle sue precedenti attività, così come descritto dai molti storici greci in relazione agli iniziati di Eleusi?


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