Una vita senza trama

Una libreria, analogo di una vita spezzata in migliaia di frammenti

E sono qui,
come già ti dissi,
a ricercare tracce
tra gli scaffali vergini
di questa libreria.

Pagine mai lette,
dure,
inviolate,
scorrono come pietre
sotto le mie dita.

Pagine d’altra vita
si parano incerte come mendicanti,
mentre io, sicuro,
scivolo tra la folla smorta,
come acqua verso l’ultima vallata.

Storie mai scritte,
storie mai pensate,
storie disgregate in frammenti senza tempo.
Ecco cosa vedo tra milioni di parole,
ecco cosa splende, ancora (chissà perchè?),
nel lacunoso scorcio impressionista
racchiuso in un ripudiato Monet minimalista.

Ormai
nessun libro,
nessun autore,
nessun poeta (cieco o furibondo)
avranno più ragione d’essere.
Poiché l’unica parola è stata spesa,
e il cielo,
deflorato,
è adesso spregevolmente buio,
buio d’una notte senza più necessità di buio.

L’animo (o un suo sosia) s’è abbandonato ormai,
tra note intraviste come schizzi da Beethoven,
tra ricordi freudiani mai vissuti,
tra parole graffiate in fretta e ricoperte.

In questa esplosione,
io inghiotto ossigeno come anime vaganti,
e vivo.

In questo morire,
io nasco di nuovo,
e i miei denti, logori di latte,
già rodono il pellucido che m’ammanta nel profondo.

Mia madre (chissà quale),
stamane tuttavia,
si perde in gorgheggi sibillini,
e gode immensamente
nel sentire le sue carni lacerarsi ancora
e il suo ventre rivelarsi al giorno un’altra volta.

In questa corsa (folle)
verso un sembiante raccontato solo dai morenti,
io attendo. Bagnato e freddo, attendo.
Non respiro. Non spero. Soltanto attendo.
Sospeso come un astro in un teatrino, attendo…

Qualcuno, chissà,
vedrà che una pecora (o forse un cristo mai inchiodato) non torna,
e magari,
allucinato,
pazzo,
o semplicemente malato d’insperato affanno,
verrà a cercarmi tra i cassonetti della strada.

La notte è scolorata,
senza notte,
e io credo (forse) di dormire.

Nel sonno
anche il dolore
(pax romana permettendo), s’ammutolisce,
e il buio recita,
benefattore e antagonista,
una vita (da copula ad aborto),
(perennemente)
senza trama.

Ad libitum
Ad libitum
Ad libitum…


Depositata per la tutela legale presso Patamu: certificato


Breve nota sullo scopo della vita secondo Lacan

Secondo Lacan lo scopo della vita è strettamente legato al desiderio e al godimento. Lacan (1901 – 1981) credeva che il desiderio umano fosse radicato nella ricerca del piacere, che è influenzato dalle norme e dalle aspettative sociali. Sosteneva che gli individui sono costantemente guidati dai loro desideri inconsci, cercando di soddisfarli in modi che potrebbero non sempre essere in linea con le norme sociali. Il godimento, termine usato da Lacan per descrivere un tipo di piacere o godimento eccessivo, gioca un ruolo significativo nel plasmare le esperienze e le percezioni della vita di un individuo.

Ritratto murale di Jacques Lacan
Ritratto murale di Jacques Lacan. Secondo lo psicanalista e filosofo francese, il desiderio è quella “freccia” che ogni uomo deve trovare in sè per poter cercare di vivere una vita piena (nei limiti della sua ineludibile condizione esistenziale).

Nella teoria lacaniana, la ricerca del godimento può portare a un paradossale senso di appagamento e insoddisfazione, poiché gli individui sono intrappolati in un ciclo costante di desiderio e mancanza. Lo scopo della vita, secondo Lacan, è quindi strettamente connesso alla navigazione in queste complesse dinamiche di desiderio e godimento e al venire a patti con le contraddizioni e le tensioni intrinseche che ne derivano. In definitiva, i pensieri di Lacan sul desiderio e sul godimento suggeriscono che lo scopo della vita sta nell’affrontare le complessità del desiderio umano e nella ricerca del piacere, riconoscendo anche i limiti e i vincoli intrinseci che modellano le nostre esperienze e percezioni.


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