Vorrei… Il vuoto che ipnotizza gli dei

Differenti immagini e scenari che rappresentano, un ultima istanza, il vuoto

Vorrei camminare lungo il corso d’un ruscello e vorrei che gli insetti mi girassero attorno.

Vorrei dormire sino a un istante prima della morte, poi svegliarmi, avere ancora sonno e lasciarmi andare senza paura.

Vorrei non essere e osservare il me qui e ora intrappolato in un gabbia di cristallo.

Vorrei la notte, e poi di nuovo il giorno. E poi, chissà? Il silenzio, il vuoto, il moto inutile degli astri, gli dei, il whisky, la noia e infine, inesorabile come un boia, la consuetudine.

Vorrei la natura solo per ridere della sua felicità.

Vorrei i sogni solo per strapparli dalle braccia della notte e farli inaridire sotto il sole del deserto.

Vorrei pensare bene e poi pensare male. Odiarmi nel primo caso e compiacermi nel secondo. Uomini, non esseri perfetti.

Affogati nella metafisica, questi ultimi, anelano a Dio. Stretti in cerchio, danzanti, i primi si sorreggono, sapendo bene che le ipoteche si pagano solo su questa terra.

Vorrei il vuoto, il vuoto che ipnotizza e rende schiavi gli dei.

Vorrei, finalmente, non volere più.


Considerazioni filosofiche sul concetto di vuoto nel Buddhismo Zen

Nel Buddismo Zen, il concetto di vuoto e vacuità ha un significato profondo. Va oltre la concezione convenzionale del vuoto come mera assenza o nulla. Il vuoto, denominato “Sunyata” in sanscrito, è un concetto fondamentale che racchiude la vera natura dell’esistenza e l’interconnessione di tutte le cose.

Il vuoto nel Buddismo Zen implica trascendere i limiti dell’ego e percepire la realtà senza il velo dei giudizi soggettivi e degli attaccamenti. Si tratta di svuotare la mente dal disordine e dalle nozioni preconcette per consentire un’esperienza diretta della realtà così com’è, libera dalle distorsioni del pensiero dualistico.

Il vuoto, noto come “Ku” in giapponese, completa il concetto di vuoto. Si riferisce allo spazio vasto e sconfinato che esiste oltre la nostra percezione condizionata. Abbracciare il vuoto significa coltivare uno stato di apertura mentale e ricettività, consentendo lo sviluppo di nuove possibilità e intuizioni.

Costruzione fatta con sassi impilati
Costruzione fatta con sassi impilati, diffusa in diverse culture, il cui significato è generalmente legato alla ricerca della direzione “verticale” quale veicolo spirituale.

Nella pratica Zen, il vuoto e il vuoto non sono idee nichiliste ma piuttosto una porta verso il risveglio profondo e la liberazione. Riconoscendo la natura impermanente e interdipendente di tutti i fenomeni, si possono trascendere le illusioni dell’individualità separata e scoprire l’interconnessione intrinseca di tutte le cose.

Nel regno del vuoto e della vacuità, i praticanti Zen spesso intraprendono pratiche di meditazione per sperimentare direttamente questo stato dell’essere. Attraverso l’introspezione e la consapevolezza, si sforzano di dissolvere l’illusione di un sé separato e di fondersi con il vuoto sconfinato che è alla base di tutta l’esistenza.

In sintesi, il concetto di vuoto e vacuità nel Buddismo Zen invita gli individui a penetrare nelle profondità del proprio essere, oltre i limiti delle proprie menti egoiche. Abbracciando la natura della realtà come fondamentalmente vuota e interconnessa, è possibile intraprendere un viaggio di trasformazione verso la liberazione e raggiungere un profondo senso di pace.


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