I brillanti suoni armonici sulla chitarra: quali sono e come produrli

Se avete letto gli articoli sui suoni armonici e sul temperamento equabile, avrete certamente compreso che, essendo la chitarra, una sorta di esacordo, è, in linea di massima possibile produrre armonici di ordine superiore facendo vibrare la corda “attorno” a specifici punti, senza premere sul tasto (il che produrrebbe un suono timbrico molto ricco). In questo articolo, vedremo quali sono gli armonici più facilmente generabili e come produrli.

Una chitarra che produce suoni armonici di ordine superiore. Un'affascinante forma espressiva che arricchisce la gamma timbrica della chitarra.

Breve ripasso sugli armonici di ordine superiore

Per chi non l’avesse fatto, vi consiglio di leggere l’articolo sopra citato dove vengono spiegati i suoni armonici e il loro contributo al timbro di uno strumento. Ad ogni modo, se consideriamo un monocordo, possiamo chiamare “nodo” un punto fisso durante la vibrazione. Ovviamente, avremo sempre due nodi fondamentali corrispondenti agli estremi T1 e T2, ma noi non li prenderemo in considerazione in quanto costanti in ogni scenario.

Se facciamo vibrare la corda per intero, produrremo un suono la cui frequenza è inversamente proporzionale alla lunghezza e funzione della tensione e dei parametri elastici della corda stessa. Consideriamo, quindi, una lunghezza L e produciamo il primo suono, che per comodità di trattazione chiameremo Do(1) (ovviamente tutti i ragionamenti valgono per qualsiasi nota), dove il numero tra parentesi indica l’ottava. Il risultato è mostrato in figura:

Nota fondamentale corrispondente all'armonico virtuale 0.
Vibrazione della nota fondamentale

A questo punto, possiamo procedere con un metodo analogo a quello adottato da Pitagora nella definizione della sua scala diatonica. Ovvero, introdurremo dei nodi supplementari che, sulla chitarra saranno prodotti da un lieve tocco del dito all’altezza dell’asticella del tasto.

Armonico sull’ottava superiore (primo)

Il primo passo è quello di dimezzare la lunghezza L (ricordo che nel procedimento pitagorico si procede sempre per rapporti interi, ma ciò non è perfettamente esatto nel caso della chitarra a causa del temperamento equabile. Tuttavia, trattandosi di variazioni molto limitate e dovendo usare il polpastrello che è uno “strumento” molto impreciso, possiamo tranquillamente fare riferimento ai rapporti pitagorici). Se dimezziamo la lunghezza, otteniamo la stessa nota fondamentale, un’ottava più alta, quindi Do(2):

Primo armonico ottenuto dimezzando la lunghezza della corda. Sulla chitarra, ciò avviene in corrispondenza del 12 tasto.
Primo armonico ottenuto dimezzando la lunghezza della corda. Sulla chitarra classica, ciò avviene in corrispondenza del XII tasto.

Avendo introdotto il nodo A, la vibrazione indotta avrà una frequenza esattamente doppia rispetto a quella della fondamentale, per cui, nel caso della chitarra, avremo, ad esempio, sulla prima corda un Mi(1) e al XII tasto un armonico Mi(2). Permettemi una breve digressione: il Mi(1) si ottiene facendo suonare la corda a vuoto e quindi producendo un suono “timbrico” ricco di armonici (incluso il primo, ovvero Mi(2)).

Al contrario, il suono degli armonici è estremamente “povero” in quanto essi consistono in onde sinusoidali. E’ pur vero che i nostri armonici non sono perfetti (i.e., non sono come quelli generati da un sintetizzatore elettronico), ma la loro peculiarità è proprio la loro natura quasi svincolata dallo specifico strumento. E’ come se, a un certo punto, si sovrapponessero suoni esterni che vengono valorizzati proprio dal loro rapportarsi ai corrispettivi timbrici prodotti dalla chitarra.

Armonico sulla quinta dopo l’ottava superiore (secondo)

Procedendo con la suddivisione in parti intere, arriviamo all’intervallo fondamentale per la scala diatonica pitagorica, ovvero quello corrispondente al rapporto di 3/2. In tal caso, la corda avrà due nodi, A e B:

Suddivisione della corda in 3 parti per la generazione del secondo armonico di ordine superiore.
Suddivisione della corda in 3 parti per la generazione del secondo armonico di ordine superiore. Sulla chitarra, i punti nodali sono A in corrispondenza del VII tasto a B in corrispondenza del XIX tasto.

In questo caso, il suono prodotto sarà una quinta giusta sopra il Do(2), quindi Sol(2). La ragione per cui questo intervallo viene chiamato “quinta” è una conseguenza del metodo di costruzione della scala diatonica ed è in parte spiegato nell’articolo sul temperamento equabile sopracitato. Sulla chitarra, la suddivisione della corda in 3 parti uguali avviene in corrispondenza del VII tasto, pertanto, con un’accordatura standard, avremo:

  1. Mi(1) a vuoto → Si(2) al VII tasto
  2. Si(1) a vuoto → Fa#(2) al VII tasto
  3. Sol(1) a vuoto → Re(2) al VII tasto
  4. Re(1) a vuoto → La(2) al VII tasto
  5. La(1) a vuoto → Mi(2) al VII tasto
  6. Come 1

Armonici superiori al secondo sulla chitarra

Continuando il processo di suddivisione, avremo:

  • 4 parti: in tal caso, il rapporto è 2/4, quindi doppio rispetto a 1/2, pertanto avremo di nuovo la fondamentale a due ottave pià alta, cioè, nel nostro esempio, Do(3). Sulla chitarra, ciò avviene in corrispondenza al primo punto nodale al V tasto. Vedremo gli altri punti nodali quando parleremo degli armonici ottavati.
  • 5 parti: il rapporto di 5/4 corrisponde a una terza maggiore sopra la seconda ottava, pertanto, considerando come riferimento Do(1), esso sarà Mi(3). Sulla chitarra, questa suddivisione si ottiene al primo punto nodale sul IV tasto e il secondo punto nodale al IX tasto.
  • 6 parti: analogamente alla suddivisione in 4 parti, il rapporto 6/4 è riducibile a 3/2, pertanto esso sarà la quinta dopo la seconda ottava, quindi Sol(3). Sulla chitarra, ciò avviene in corrispondenza del III tasto, dove si otterranno le stesse note mostrate nella tabella precedente, ma un’ottava più alte.

La successione partendo da Do(1) è:

Do(1) → Do(2) → Sol(2) → Do(3) → Mi(3) → Sol(3) → Si♭(3) → Do(4) → Re(4) → Mi(4) → Fa(4) → Sol(4) → …

con un’ampiezza e una conseguente udibilità descrescente. Inoltre, il temperamento equabile rende sempre meno preciso il punto nodale, pertanto l’uso di tali armonici è praticamente nullo.

Esempio di armonici semplici

Nel seguente video, mostro la generazione di armonici semplici al XII, VII e V tasto. Ho evitato i tasti IV e III perchè, come spiegato nell’articolo sui suoni armonici, il volume tende a diminuire e molte chitarre classiche producono suoni molto “opachi”. Invito, tuttavia, il lettore a provare liberamente e valutare la qualità e l’usabilità dei suoni. Ci tengo anche a precisare che la letteratura musicale dove si richiedono tali armonici è rarissima, se non del tutto inesistente.

Nella foto seguente, mostro come il dito della mano sinistra deve toccare la corda:

Posizione del dito della mano sinistra per generare armonici semplici sulla chitarra.
Posizione del dito della mano sinistra per generare armonici semplici sulla chitarra. Il polpastrello sfiora la corda in corrispondenza dell’asticella del tasto.

Dopo aver posizionato il dito della mano sinistra, la corda verrà pizzicata con tocco libero (o, talvolta, anche appoggiato) e, immediatamente, il dito della mano sinistra si stacca dalla corda per evitare smorzamenti.

Armonici ottavati

Sulla chitarra, il XII tasto definisce uno “spartiacque”, in quanto esso divide la corda esattamente in due parti uguali. Gli armonici che abbiamo visto finora erano tutti situati nella parte superiore della tastiera e si basavano quindi su una lunghezza della corda uguale a ½L + d, dove d corrisponde al tratto che separa il tasto di riferimento dal XII. Ovviamente, è possibile ottenere suoni armonici anche usando la seconda parte della corda, spostandosi quindi di un’ottava in avanti.

Purtroppo la tastiera di una chitarra classica ha mediamente 19 tasti (alcuni modelli hanno più tasti in corrispondenza del prima corda) e quindi, gli unici armonici indicati da una barretta sono quelli in corrispondenza del XVI e del XIX tasto. Osservando la chitarra simmetricamente, si può notare che il XVI tasto corrisponde al IV, pertanto, considerando sempre il Do(1) come nota di partenza, l’armonico sarà il quarto sopra l’ottava, ovvero il Mi(4).

Analogamente, il XIX tasto è il secondo punto nodale della divisione in 3 parti, pertanto esso produrrà una quinta sopra l’ottava, ovvero Sol(3) se partiamo da Do(1). Esistono altri punti nodali ottavati, ma essi corrispondono a parti non coperte dalla tastiera. In particolare, su una chitarra “standard”, un punto nodale dovrebbe sempre situarsi al centro della buca e corrisponde al terzo punto della suddivisione della corda in 4 parti, pertanto esso produrrà la stessa nota fondamentale due ottave più alta (e.g., Do(1) → Do(3)).

Gli altri punti (un pò prima un pò dopo la buca) sono abbastanza fastidiosi da individuare e memorizzare, pertanto eviterò la trattazione in questa sede (anche perchè, francamente, sono utilizzati pochissimo).

Armonici artificiali

Con un piccolo artificio, è possibile produrre armonici di un’ottava pià alta su ogni nota della tastiera. Il metodo è abbastanza semplice, ma richiede un pò di esercizio. Il principio di base è quello dell’armonico al XII tasto, ovvero quando la lunghezza della corda viene dimezzata. Premendo un tasto qualunque (supponiamo di chiamarlo T), la nuova lunghezza sarà L’ < L e, visto che i tasti seguono l’andamento della progressione delle note, la divisione a metà della corda L’ avverrà in corrispondenza del tasto T + 12.

Ad esempio, se volessi produrre un armonico sul Fa della prima corda, il punto nodale sarebbe in corrispondenza del XIII tasto e così per ogni altra nota. Pertanto, il metodi di produzione di armonici artificiali si basa sulla pressione della nota di riferimento (questa volta bisogna premere del tutto, non sfiorare il tasto) come se la si dovesse suonare regolarmente e poi, posizionare la mano destra come mostrato nella figura seguente:

Metodo di utilizzare la mano destra per la produzione degli armonici artificiali sulla chitarra.
Metodi di utilizzare la mano destra per la produzione degli armonici artificiali sulla chitarra. In alto, le dita utilizzate sono indice e medio, mentre in basso, pollice e indice.

Nel primo caso, il dito indice si posizione sopra l’asticella del tasto T + 12 e l’anulare pizzica la corda. Non appena il suono viene prodotto, l’indice si stacca velocemente per evitare smorzamenti. In modo analogo avviene con il pollice e l’indice, tuttavia, io tendo a sconsigliare quest’ultimo metodo per varie ragioni. Infatti, mentre indice e anulare sono pressochè simili in termini di lunghezza, il pollice è generalmente più corto, pertanto, questa soluzione costringe a inclinare la mano destra e a pizzicare con l’indice molto arcuato.

Comunque, io invito i lettori a provare entrambe le soluzioni e scegliere quella che ritengono più congeniale. La principale difficoltà di questo metodo deriva dalla necessità di una perfetta indipendenza della due mani (i.e., la sinistra deve muoversi senza alcuna guida visiva) e dalla velocità di individuazione del tasto dopo il XII dove eseguire l’armonico. Il consiglio è quello di iniziare suonando la scala cromatica in prima posizione, poi iniziare a invertire il moto (4-3-2-1 su ogni corda) e, infine, effettuare salti tra corde. Quando si è acquisita una buona padronanza, si possono affrontare brani come “El testament d’Amelia” di M. Llobet, che fa ampio uso di armonici artificiali.

Esempio di armonici artificiali

Per approfondimenti legati alla teoria della tecnica chitarristica


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