Il dispiegarsi del tempo psicologico

Dall’introduzione

Accingersi a parlare del tempo è un’impresa ardua per almeno due ragioni: il concetto, nelle sue diverse accezioni, è di per sé sfuggente per la sua natura polivalente e, a complicare ancora di più l’impresa, si aggiungono anche i differenti approcci che le scienze naturali e la filosofia hanno da sempre cercato di sviluppare per definire in modo completo ed esaustivo questa onnipresente entità.
Il pensatore moderno è pertanto spinto di fronte ad un dedalo di strade che s’intrecciano come fili di una tela solo apparentemente omogenea, ma che, ad un’analisi più particolareggiata, rivela ben presto un incomprensibile ordito dove il fine tracciato è perso prima ancora di iniziare l’opera di tessitura.

Ciò che tuttavia possiamo iniziare ad affermare con una certa sicurezza è che, sia l’uomo “fisico” , sia il suo corrispettivo co-esistente ed inseparabile “psicologico” , percepiscono e definiscono il “tempo” e non riescono in alcun modo a farne a meno per l’accettazione stessa della loro esistenza. Il tempo dunque è (esiste) ed indipendentemente dalle teorie fisiche, cosmologiche e percettive, la sua realtà non può essere così facilmente “affogata” in un concetto fisico-matematico la cui comprensibilità supera quella del banale ticchettare d’un orologio. La quadridimensionalità può spiegare la causa dell’effetto fisico, ma quest’ultimo, che è il tempo stesso, produce a sua volta una catena di azioni e reazioni che, con grande difficoltà, riescono ad essere giustificate dalla teoria madre.

Vari orologi, strumenti per la misurazione del tempo
Il concetto di tempo è uno dei più affascinanti enigmi che la ricerca umana ha incontrato. Nonostante le diverse discipline e una sua rigorosa definizione fisica, molte domande sono rimaste inevase e sembrano volersi sottrarre a qualsivoglia indagine.

Ecco quindi emergere la necessità di comprendere quale può essere l’impatto del tempo sulla percezione umana e quindi cercare di chiarire ciò che è illusorio (perciò ascrivibile a quella serie di fenomeni che teorie superiori possono considerare effetti di secondo livello) e ciò che, invece, ha una sua realtà ontologica la cui negazione non è molto diversa dall’evitamento che alcuni soggetti adottano di fronte a situazioni penose il cui impatti emotivo è troppo forte per essere affrontato senza il rischio di destabilizzazione.

Intorno al concetto di tempo è possibile intraprendere discussioni i cui punti di partenza, così come quelli di arrivo, possono differire enormemente: la strada che io cercherò di percorrere in questa sede, tuttavia, scaturirà da un approccio (quasi) prettamente fenomenologico che comunque non disconosce la realtà fisico-matematica ma, al contrario, la considera come una base esplicativa per pervenire al senso ultimo dei fenomeni in oggetto…

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