Amore dolce e infernale tra birra e scarafaggi: Bukowski e la sua fiumana di realismo

Quando si parla di Charles Bukowski (1920 – 1944), spesso vengono in mente le idee più disparate: che fosse un uomo rozzo, incolto, dedito solo a consumarsi nei vizi o, magari, che fosse una sorta di “poeta maledetto” (fatto, tra l’altro, storicamente insensato). La realtà è ben diversa: Bukowski, non soltanto è stato un grandissimo scrittore e autore di innumerevoli poesie, ma ha anche coltivato uno spirito nobile, capace di apprezzare le più piccole sfumature della vita.

Il suo approccio letterario, al contrario di quello che spesso si suppone, non cerca alterazioni retoriche o abbellimenti di sorta. Egli semplicemente racconta e lo fa seguendo la strada tracciata da scrittori veristi come Verga. Riprendendo una frase del compositore Schoenberg, se l’arte deve descrivere in qualche modo la realtà e quest’ultima è brutta, l’arte deve sapere trovare la bruttezza all’interno di un’espressione esteticamente bella.

Bukowski fa esattamente questo. Egli, nato in Germania ed emigrato in California, si ritrova in un’ambiente che, seppur aperto a culture diverse, rimane restio nei confronti dei meno abbienti. Il potere del capitalismo estremo è spietato: la ricerca della felicità, anche se possibile, deve quasi sempre passare dai bassifondi, financo dagli scarichi fognari. E’ questa la realtà che il giovane Bukowski vive e fa sua. Egli osserva, giorno dopo giorno, l’assurdità di un’esistenza che sembra priva di ogni logica naturale.

L'amore è un cane che viene dall'inferno. Una raccolata di poesie di Charles Bukowski

In quest’ambiente povero, scabro, pieno di gente che, come lui, non può che cercare la soddisfazione di amori facili e del potere liberatorio dei fumi dell’alcol, egli ambienta la sua famosa raccolta poetica “L’amore è un cane che viene dall’inferno“, una sorta di diario contentente le più intime e, nel contempo, spontanee confessioni di un uomo senza mezzi nella desolazione delle periferie californiane.

...
non ce la fanno a credere
che non so come aiutarli
che non conosco la formula magica.
...
non scrivo perchè so.
quando squilla il telefono
farebbe piacere anche a me sentire
parole in grado di alleviare
un po' di tutto questo.

ecco perchè il mio numero
si trova sull'elenco.

Questi versi, tratti dalla poesia “462-0614” (il suo numero di telefono), sembrano richiamare il male di vivere di Montale e il suo diniego a comunicare alcuna “…formula che mondi possa aprirti…” Perchè, anche la sorte apparentemente più benigna, il successo letterario (decisamente modesto, se paragonato a quello di scrittori odierni), non sono affatto medicamenti capaci di allieviare il dolore esistenziale, la solitudine, e di guidare verso un significato che possa appagare ogni desiderio.

Quasi con tenerezza, Bukowski ammette di avere bisogno di aiuto, forse perfino di più di coloro che lo ammirano e che leggono le sue poesie e i suoi racconti all’ombra di una palma nelle soleggiate ville di Santa Monica o di Beverly Hills. Il luogo comune che il successo porti l’appagamento di ogni necessità interiore è uno dei sottoprodotti della mercificazione di massa che ha visto lo scrittore sbarcare sul suolo americano.

E proprio nell’ottica di questa mercificazione, anche l’amore diventa bene di consumo, trappola consumistica guidata da un marketing aggressivo che vuole plasmare la domanda e imporre desideri e voglie. Il degrado, oltre che fisico, è anche proteso dai cartelloni pubblicitari verso la psiche della gente che, inpossibilita a raggiungere il benessere economico, può sempre trovare “rifugio” in alternative accessibili ai più.

devi fottere un sacco di donne
belle donne
e scrivere delle poesie d'amore decenti.

e non ti preoccupare per l'età
e/o per i talenti appena apparsi.

bevi soltanto più birra
sempre più birra

e vai alle corse almeno
una volta a settimana

e vinci
se è possibile.
...

Questi versi, tratti da “come essere un grande scrittore”, per quanto scabrosi, freddi e privi di ogni ricerca retorica, descrivono in modo mirabile la condizione esistenziale sia di Bukowski che di ogni altro essere umano che, come lui, vorrebbe esprimere la sua interirità. Tutto ciò potrebbe sembrare strano, quasi assurdo, perchè il benpensante medio avrebbe risposto “Studia! Leggi!”, ma la vita reale ha sì bisogno della formazione istituzionalizzata, ma richiede anche il contatto con il suolo, con la polvere, con le mattonelle di bagni pubblici impregnati di odore di urina.

In questo realismo portato all’estremo, la ricetta per l’apparente benessere della classe medio-bassa si fonda sul sesso che non appaga nè estingue il piacere, sulle sbronze con birra scadente e sulla ricerca della fortuna elargita come monete gettate su una folla da un aereo in volo. Tutti e tre, questi “strumenti” hanno la caratteristica dell’improbabilità nascosta all’interno della possibilità.

Murale raffigurante Bukowski insieme al personaggio di fantasia ALF
Murale raffigurante Bukowski insieme al personaggio dei cartoni animati ALF. L’immagine è basata sullo stereotipo dell’uomo dissoluto che siede ozioso a bere una birra dopo l’altra, cullandosi nei suoi pensieri.

E’ raro trovare una donna facile che possa riempire la vita di un uomo annoiato, ma è abbastanza semplice abbordare un’altra sciagurata (magari, proprio al bancone di un bar) o pagare una prostituta. E’ d’altronde risaputo che il piacere dell’ebbrezza dura poco e lascia uno strascico di nausea molto più lungo e ed è ovvio che ogni forma di gioco d’azzordo o di scommessa è basato sul principio della sconfitta dei più a vantaggio dei pochi in grado di sobbarcarsi il rischio delle puntate.

Lo stile letterario di Bukowski sembra essersi modellato spontaneamente proprio a partire da tale condizione esistenziale. Personalmente dubito che egli, amante di Brahms e di Céline, in un certo senso opposto alla beat generation, abbia volutamente scelto una strada a lui non congeniale per piegarsi alle richieste del mercato. Le vicissitudini e gli insuccessi da lui stesso raccontati non possono che smentire tale ipotesi e avvalorare la tesi che il suo stile emerga come frutto dalle piena realizzazione di una vita “essenzialmente miserabile”.

...
l'orecchio di Van Gogh rifiutato da una
puttana;
Rimbaud che fugge in Africa
per cercare l'oro e trovare
un caso di sifilide incurabile;
Beethoven diventato sordo;
...

La conferma della spontaneità di Bukowski viene proprio dalla poesia “cosa vogliono” che, quasi come un’analisi finanziaria basata su liste puntate, si compone di “casi eclatanti”, di ritratti della stranezza degli artisti, ovvero di semplici casi naturali che, in una realtà dove l’essere normali è sinonimo di banalità, divengono biglietti da visita per accedere al successo (postumo, ovviamente).

E’ questa la sorte anche dell’amore di coppia: non più il frutto spontaneo di un incontro fortuito o la maturazione di una conoscenza, ma piuttosto la frustrante constatazione che il rapporto sessuale, affrettato, spoglio di significati, si consuma in fretta e così la vita dei due partner, che inesorabilmente ritorna alla sua straziante regolarità:

...
le ragazze ignorano
il traffico.
sono semi-
coscienti di pomeriggio
sono puttane
sono puttane prive di
anima
e sono magiche
perchè mentono
su nulla.
...
(versi tratti da "le ragazze all'hotel verde")

Quello che potrebbe sembra disprezzo, è invece vera compassione, cioè “passione insieme”. Esso è la realizzazione che non esiste prostituta senza il cliente e non esiste cliente senza una realtà esistenziale capace di sopraffare ogni sforzo di volontà. La città è una, lo stato è uno, la nazione è una, il mondo è uno: solo un’inappellabile parità di sorte regge i fili che muovono le marionette. E chi, magari più ricco e benestante, pensa di essere escluso da questa condizione “popolare”, finisce spesso per cadere in trappole di lusso, costruite apposta per coloro che hanno conti in banca a sei zeri.

Morning Sun di Eduard Hopper. Un'immagine che nasconde la stessa desolazione esistenziale delle ragazze "dipinte" da Bukowski.
“Morning Sun” di Eduard Hopper (disponibile anche come stampa). Un’immagine che nasconde la stessa desolazione esistenziale delle ragazze “dipinte” da Bukowski nelle sue poesie.

In conclusione, penso che la poesia di Bukowski rappresenti uno dei più riusciti tentativi di trasporre il verismo di fine ottocento ai nostri giorni, trasformandolo in quello che viene spesso definito “realismo crudo”, ovvero una rappresentazione della realtà più miserabile attraverso un flusso di pensieri frammentari, senza filtri nè artifici.

Non esiste scandalo nella poesia di Bukowski, a meno di non essere come il principe Siddhartha che, cresciuto al riparo di ogni influenza del mondo popolare, scopre d’improvviso l’esistenza della povertà e del degrado. Ma se il castello del principe era grande e accogliente, il mondo esterno era infinitamente più esteso e vario.

Così, se il perbenismo trova conforto tra pareti adornate e dialoghi ripuliti da ogni sozzura, il realismo vive nell’universo delle strade, dei bar, delle sale per scommesse, dei motel pieni di scarafaggi, ovvero nel complemento immensamente vasto che l’uomo è costretto a popolare. Il linguaggio di Bukowski, la sua poesia e il suo stesso essere sono il linguaggio, la poesia e l’essere di quel macrocosmo sterminato che contiene in sè, come piccoli foruncoli, i paradisi incontaminati – ma ben più putridi, dei moralisti benpensanti.


Breve biografia di Charles Bukowski

Charles Bukowski è ampiamente noto per il suo stile di scrittura crudo e impenitente che offusca il confine tra finzione e realtà. Nato ad Andernach in Germania nel 1920, le opere di Bukowski spesso riflettono le sue esperienze con un tocco di umorismo oscuro e realismo crudo. La sua poesia e le sue opere di fantasia approfondiscono le complessità della condizione umana, esplorando i temi dell’alcolismo, della povertà e delle lotte della vita quotidiana.

Lo stile unico di Bukowski è caratterizzato dalla sua schiettezza e mancanza di finzioni, attirando i lettori nel mondo crudo che ritrae con immagini vivide e un linguaggio schietto. Le sue poesie spesso toccano temi dell’amore, della solitudine e degli aspetti mondani della vita urbana, creando un senso di intimità e onestà che risuona con molti.

Lapide della tomba di Charles Bukowski
Lapide della tomba di Charles Bukowski nel cimitero di Green Hills Memorial Park. Nato nel 1920 in Germania e morto per le complicazioni della tubercolosi a San Pedro (Los Angeles) in California.

Nonostante abbia dovuto affrontare numerosi rifiuti all’inizio della sua carriera, Bukowski ha perseverato e alla fine ha ottenuto il riconoscimento per il suo lavoro, diventando uno scrittore prolifico con un seguito devoto. La sua eredità continua a durare, influenzando generazioni di scrittori con la sua voce distintiva e la risoluta rappresentazione dell’esperienza umana.


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