Vorrei dimenticare

Gruppo di studenti che vanno a scuola. L'idea di trasmettere nozioni senza sviluppare il senso critico è pericolosa come l'ignoranza

Vorrei dimenticare quell’inutile sfilza di nozioni,
quel catechismo furibondo,
che reco sulla pelle, come un marchio d’eresia.
Non ripudio chi me le diede,
in fila come soldatini:
ripudio il me che rimase muto ad ascoltare.
Per vivere servono due braccia,
lo sguardo lucido,
l’intransigenza della fame.
Per morire, forse,
serve fare come Ulisse.
Ma è solo lo scivolare d’un istante,
la gloria d’una nuvola di Maggio,
che è giù mutata, e non ritorna.
Adesso mi tocca scovare un rigattiere,
il mio carico vale meno della sabbia,
ma vorrei sfamarmi ancora un giorno.
Quanto visse Ulisse, il vero padre,
l’uomo che ancora temeva l’inferno,
prima di darsi all’amore dei flutti?


Depositata per la tutela legale presso Patamu: certificato


Alcuni considerazioni sulla figura dell’Ulisse dantesco

Dante Alighieri (- 1321), il celebre poeta fiorentino, ha vividamente ritratto il personaggio di Ulisse nella prima parte della Divina Commedia, il XXVI canto dell’Inferno. In questa straordinaria opera, Dante catturò magistralmente l’essenza dell’insaziabile sete di conoscenza e di avventura di Ulisse, anche a rischio della dannazione eterna. E’ l’eroe greco a pronunciare queste straordinarie parole di incitamento:

“Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza.”

Nell’Inferno di Dante, Ulisse è raffigurato come un simbolo di curiosità inestinguibile e ambizione implacabile. Nonostante i pericoli che lo attendono, persegue incessantemente il suo desiderio di esplorare, scoprire e comprendere l’ignoto. Il poeta ritrae opportunamente Ulisse come un faro di curiosità intellettuale, sempre alla ricerca di oltrepassare i confini della conoscenza umana.

Il ritratto di Ulisse da parte di Dante è in risonanza con i lettori, poiché riflette il desiderio innato dell’uomo di esplorare e approfondire i misteri del mondo. Il poeta riconosce e trasmette la verità universale secondo cui la ricerca della conoscenza spesso comporta grandi rischi e sacrifici.

La determinazione di Ulisse ad avventurarsi in territori inesplorati, pur sapendo che ciò potrebbe portare alla sua rovina, serve come un toccante promemoria della natura indomabile dello spirito umano. Dante cattura l’essenza di questo spirito avventuroso, dipingendo l’immagine di un uomo motivato e imperfetto, che incarna le complessità della condizione umana.

Illustrazione di Gustave Doré per il XXVI canto dell'Inferno. In essa sono rappresentati gli spiriti fiammeggianti di Ulisse e Diomede.
Illustrazione di Gustave Doré per il XXVI canto dell’Inferno (contenuta nella versione illustrata della prima cantica della Divina Commedia). In essa sono rappresentati gli spiriti fiammeggianti di Ulisse e Diomede.

Attraverso la sua vivida descrizione di Ulisse, Dante evidenzia le potenziali conseguenze di un’ambizione sfrenata e i pericoli di soccombere ai propri desideri senza considerarne tutte le ramificazioni. Nelle profondità dell’Inferno, Ulisse funge da racconto ammonitore, per ricordare ai lettori che anche la più nobile delle attività può portare alla rovina se non mitigata con saggezza e moderazione.

Il ritratto di Ulisse da parte di Dante è una testimonianza della sua impareggiabile capacità narrativa. Attraverso le sue parole, evoca un’immagine vivida di un personaggio diviso tra la sua insaziabile sete di conoscenza e la potenziale distruzione che lo attende. Come lettori, dobbiamo riflettere sulla profondità dei nostri desideri e su quanto siamo disposti a fare per soddisfarli.

In conclusione, il ritratto di Ulisse nell’Inferno da parte di Dante mette in mostra la straordinaria immaginazione e la profondità di comprensione della psiche umana posseduta dal poeta. Attraverso il personaggio di Ulisse, Dante ci ricorda i rischi e le ricompense inerenti alla ricerca della conoscenza e all’eterna ricerca della comprensione.


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